Il male della Sanità…

Sono stata molto colpita da una frase della dr.ssa Giovanna Baraldi, sub commissario del Governo, quando ha voluto incontrare gli infermieri della regione: “Mi meraviglia come in questa regione nessuno parla, nessuno reagisce… “. In quella stessa riunione, ho cercato di spiegare al sub-commissario governativo che gli abruzzesi ha una loro opinione, ma fino a questo momento sono mancati gli interlocutori. Due mesi fa l’UGL si è trovata a dibattere su temi di grande criticità quali il settore dei trasporti, del commercio e turismo e della sanità, per il territorio pescarese. Sono stati analizzati dati, approfondite e confrontate situazioni lavorative di altre regioni dai rappresentanti sindacali delle categorie ma, sebbene invitati, fossero assenti gli interlocutori ad eccezione del Presidente della Provincia di Pescara.

Gentile Dr.ssa Baraldi il sindacato che ho l’onere e l’onore di rappresentare, non è solo cieca contrapposizione ha anche il coraggio di parlare, di proporre di denunciare senza demagogia, l’UGL ha da tempo chiesto una commissione d’inchiesta che facesse luce su quello che accadeva nella sanità pescarese in particolare e su quella abruzzese in generale, ma mai abbiamo avuto riscontro.

Vediamo se anche questa volta rimaniamo inascoltati!

I principali punti di criticità della sanità locale possono essere riassunti in:

  • Organizzazione, personale, in particolare quello infermieristico.

 ORGANIZZAZIONE

Negli ultimi vent’anni in Abruzzo quanti si sono succeduti al governo della Regione, hanno contribuito in modo sistematico, a vario titolo, a far in modo che non ci fossero cambiamenti peraltro previsti dalle norme emanate dallo Stato. Si sono succeduti Piani Regionali, Atti Aziendali (ma tutto sulla carta), assessori della Sanità nessuno dei quali ha mai preso in considerazione l’idea che la sanità in Abruzzo andava messo al passo con i tempi che la soluzione era di applicare leggi quali la 502 e la 517 rispettivamente del 1992 e 1993 con le quali si stabilivano le regole per l’aziendalizzazione degli ospedali che ovviamente esigevano un cambiamento sostanziale del modo di fare sanità. In realtà in quello pescarese si è solo cambiata l’etichetta perché si è continuati a operare esattamente come avveniva circa venti anni fa. Qualcuno che ha provato a fare qualche cambiamento ha subito dovuto desistere sia per le pressioni politiche che per quelle corporative, ma soprattutto a causa di una cultura provinciale e autoreferenziale. Come affermava il buon Macchiavelli: i cambiamenti hanno forti oppositori e deboli sostenitori. Possiamo dire che abbiamo avuto solo forti oppositori che hanno continuato ad appellarsi, a “abbiamo fatto sempre cosi”. Il tentativo di seguire la strada dell’accreditamento anch’essa stabilita dalle leggi, ha seguito sempre le sorti dell’arretramento culturale da parte di molti, iniziata e abortita per strada; solo da poco tempo si sta cercando di guadagnare il tempo perduto.

Quando qualche anno fa è stato chiamato a dirigere l’ASL pescarese un Direttore che proveniva dalla regione Emilia Romagna, una delle più avanzate in fatto di sanità, abbiamo creduto che finalmente si volesse dare la svolta, e invece non è accaduto nulla anzi l’ospedale di Pescara, fiore all’occhiello della sanità, arretrato a pronto soccorso di campagna!  E’ dire che l’allora assessore mi ha rimbrottato per aver usato una simile allegoria che però rendeva l’idea.

Qualche giorno dopo salivamo agli onori della cronaca italiana per l’arresto di numerosi esponenti politici a causa di scandali in sanità.

Anche 35 ospedali sul territorio abruzzese non sono nati come i funghi ma sono stati autorizzati e costruiti per far “marchetta politica” a questo o a quel partito, (basta vedere la professione della stragrande maggioranza dei consiglieri comunali, provinciali e regionali), poi scopriamo che nei presidi ospedalieri di paese solo circa il 20-23% degli abitanti di quel territorio si rivolgono alla struttura, i rimanenti si rivolgono agli ospedali più grandi. Possibile che solo il sub commissario mandato dal governo è stato in grado di vedere che i posti letto dei presidi ad esempio di Guardiagrele, Casoli, Gissi tanto per fare dei nomi, erano sotto utilizzati che il reparto di Rianimazione del Presidio Ospedaliero di Penne ha avuto dei posti letto con relativo personale assegnato che utilizzava impropriamente solo perché bisognava accontentare il primario di turno?

Tutta la sanità italiana parla di favorire l’assistenza sul territorio, visto il cambiamento demografico della popolazione italiana a favore di un allungamento della vita, ma chiediamo a chi di competenza l’assistenza Domiciliare è davvero tale e appannaggio di chi ne ha veramente bisogno?

Perché appaltare l’assistenza domiciliare con una lievitazione dei costi eccessiva? A qualcuno non è venuto in mente che il paventato esubero, ammesso che ci sia, di personale dovuto alla trasformazione dei presidi periferici, può essere mandato sul territorio, a casa del malato, e questo va in ospedale solo quando deve affrontare i problemi di salute a più alta complessità, così da realizzare quello che le riforme succedutesi, auspicano: l’assistenza domiciliare.

I programmi elettorali sfiorano appena l’argomento sanità e quando si parla di riordino subito insorgono i sindaci mettendo benzina sul fuoco paventando disastri assolutamente non veri. Anziché dire ai propri elettori che le tasse aumentano perché va ripianato il debito abruzzese e per esempio spiegare che partorire in un piccolo ospedale dove si fanno pochi parti e in cui non c’è un’assistenza avanzata in caso di problemi diventano a rischio sia la mamma che il nascituro. Spiegare e tranquillizzare i propri concittadini che non viene chiuso alcun ospedale; essi vengono solo trasformati in strutture a misura di territorio in cui trova un’assistenza di base in grado di dare sollecite risposte a problemi di salute che potremmo definire “normali”.

PERSONALE

Caro Ministro Brunetta è facile dare dei fannulloni a chi assicura ogni giorno per 24 ore al giorno la risposta ai bisogni di salute, a chi non riesce a rispondere ad un campanello perché sono in servizio solo due infermieri ad assistere 40 pazienti di cui una buona parte lungo il corridoio, che riceve insulti da chiunque si approccia alla sanità perché si parla solo di malasanità!  Agli infermieri che, ad esempio, nel nosocomio pescarese assistono in medicina, geriatria malati messi ovunque, che hanno una sedia per comodino, che ricevono cure, fanno i loro bisogni fisici, sempre lungo il corridoio magari vicino ad una finestra e quando va bene al riparo di un paravento, che muoiono sempre lungo il corridoio, altro che tacciarli come fannulloni, andrebbe data loro un’onorificenza al merito del lavoro! Ed invece cari Ministri si bloccano gli stipendi, forse pure la tredicesima, si vuole premiare la performance!

Ministro Brunetta l’UGL l’attende a Pescara per cercare di capire come misura la performance di questi lavoratori! L’obiettivo lo hanno sicuramente raggiunto ogni qual volta arrivano in reparto per iniziare il proprio turno, perché vorremmo sfidare chiunque a lavorare in simili condizioni, e poi sentirsi dire che parlare di geriatria ad agosto è come sparare sulla Croce Rossa!

Perché caro Ministro non si guarda a quanti sono costretti dall’azienda a non rispettare le 11 ore di riposo previsto tra un turno ed un altro, perché aprire tante postazioni di 118 se non si ha personale?  

Sapete certamente tutti che il senatore Tommasini ha provato ad emendare la legge che prevede il distacco delle 11 ore adducendo che in carenza di personale questo non poteva essere rispettato!

Ministro Brunetta, Presidente Chiodi, Assessore Venturoni gli infermieri non sono bestie al massacro e pensare che i circa 9200 infermieri abruzzesi sono per il 70% donne e con uno stipendio che talvolta non arriva a 1500 euro!

È giusto che il personale abbia un regolamento per l’orario di lavoro, che vengano rispettate le regole e che vengano puniti quanti non lo fanno, ma perché le regole sono solo per il comparto?

E vogliamo parlare del gran numero di infermieri a tempo determinato “precari” che lavorano nella ASL pescarese? Abbiamo presenze a tempo determinato ormai da un decennio, professionisti che vivono sul filo del “ mi rinnovano il contratto? Chi sa? Per quanto tempo?” è dire che parliamo di professionisti la cui vita non può avere progettualità !.

E se i fannulloni fossero coloro che hanno ridotto la sanità pescarese non più pronto soccorso di campagna ma deserto? E per loro non si fa nulla, si continua ad elargire loro lauti compensi?  Negli ultimi mesi assistiamo ad una fuoriuscita di valenti medici che hanno scelto altri lidi per lavorare, per lo più in altre regioni altri nella sanità privata ma il risultato è che se all’improvviso un cittadino di Pescara e provincia dovesse avere un problema di salute serio, dovrebbe rivolgersi a strutture fuori regione.

Il risanamento passa attraverso la riduzione della spesa del personale ma solo di quello infermieristico ? come se la stragrande maggioranza di ore accanto al malato ci fossero altri, quando ci si preoccupa della eventuale mobilità del personale per la trasformazione di alcuni ospedali mancano alcune considerazioni non di secondaria importanza:

ü  Il personale infermieristico nella maggior parte dei casi e sottodimensionato e spesso svolge attività improprie mancando il personale di supporto (OSS). La Regione Abruzzo ha attivato già da qualche anno i corsi per la formazione di queste figure ma non è possibile assumerli perché la figura non è prevista nelle piante organiche e per dirla tutta, da non molto sono stati attivati corsi per OSS specializzati. Una domanda sorge spontanea: ma perché spendiamo soldi per questi corsi e non riusciamo mai ad averne in termini di ricavi delle positive ricadute anche con aumento dei posti di lavoro?

L’ospedale necessita di un personale che va misurato a seconda la complessità assistenziale, come dire per esempio, un’ortopedia che fa interventi sulla mano necessita di meno personale di quello che fa interventi sull’anca, il perché è facile da capire i primi sono parzialmente autosufficienti i secondi sono totalmente dipendenti dal personale. Ma il personale è indispensabile!

E se invece contenessimo la spesa per esempio sulle risorse materiali magari creando un centro unico regionale per l’acquisto del materiale anche quello farmaceutico? Perché in Abruzzo non si riesce a fare quello che nelle altre regioni si fa? Perché la dose unica del farmaco (ad ogni ricoverato viene data solo la dose del farmaco prescritta e non una scatola per poi assumere una sola pillola) non ha decollato nonostante l’acquisto dei macchinari? Forse il risparmio sarebbe stato troppo per noi o forse la tecnologia da fastidio a qualcuno?

E cosa dire dei Centri Unici di Prenotazione (CUP) della ASL di Pescara per i quali non c’è pace, si è provato perfino ad esternalizzare il servizio per poi fermare il tutto.

Dei vincitori di concorso per EDP (sigla che identifica esperti in elaborazione di dati tramite elaboratori elettronici) solo 3 dei 17 assunti sono rimasti agli sportelli CUP e gli altri? sono stati spalmati in uffici e servizi vari come se avessimo postazioni di computer simili a Cape Canaveral. Attualmente sono in servizio presso i vari CUP della azienda pescarese personale facente capo a graduatorie di liste di collocamento per portatori di disabilità, a cui però si chiedevano requisiti come l’utilizzo del computer. Ma quale mente può partorire un’idea del genere? E se alcune di queste persone fossero affette da patologie non esattamente compatibili con lo stare dinanzi ad un computer per svariate ore?

    La verità è che l’informatizzazione nonostante la volontà dell’attuale Direttore di potenziare anche il server a disposizione è impresa faraonica, abbiamo computer che per usare un eufemismo potremmo definire vecchi, e soprattutto non in numero sufficienti. Ma che dire se a prenotare questa o quella richiesta di visita specialista, esami ecc. fosse il medico di medico di famiglia? Non è sognare basta guardare dove già si fa!

Nella ASL pescarese il tutto cammina ancora sulla carta e sulle gambe delle persone, facciamo un esempio se un ricoverato necessità di una radiografia dopo l’esecuzione bisogna avere il referto che viene ritirato dal personale del reparto che lascia la postazione e magari dal settimo piano raggiunge la radiologia al piano terra e se va male deve cercare il benedetto referto che sembra svanito nel nulla.

Domanda rivolta a tutti:

ma non costerebbe meno, sarebbe più efficiente ed efficace mandare il referto attraverso la rete intranet direttamente della unità in cui è ricoverato il paziente?

Quelli che già lo fanno arrivano direttamente da Marte?

Attendiamo risposte da quanti per competenza.

Le liste di attesa non si abbattono con gli straordinari, è l’organizzazione che manca, magari controllare quante richieste per ecografie sono improprie e quanti invece sono indispensabili? Il problema non si risolve mettendo una pezza qui ed una lì se non si cambia la mentalità se non si educano cittadini e personale sanitario!

L’UGL si augura che almeno il cambiamento che la valente Dr.ssa Baraldi ritiene indispensabile possa essere attuato, ma crediamo che siano necessari numerosi cloni della Dr.ssa perché solo un cambiamento culturale è la soluzione ad una simile catastrofe agli annosi problemi.

Il Segretario Provinciale UTL UGL di Pescara
                          Gianna De Amicis

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