Ma l’Abruzzo e Pescara sono in Italia?

 

Solo due mesi fa e precisamente il 13 Febbraio sono scese in piazza migliaia di donne al grido “se non ora quando” ed io come rappresentante delle tantissime lavoratrici avevo dissentito da quella manifestazione definendola strumentale.

Oggi quando l’ASL di Pescara decide di penalizzare ancora una volta le donne che lavorano, mi chiedo, dove sono quelle donne che con incarichi istituzionali erano in piazza a blaterare discorsi retorici senza minime proposte ed anche quelle che non erano in piazza ma che si ergono a difensori delle migliaia di donne che lavorano e che ci presentano “Italia 2020 – Programma di azioni per l’inclusione delle donne nel mercato del lavoro”, tra le cui righe si legge: sostegno a modalità di prestazione di lavoro e tipologie contrattuali facilitanti (o family friendly) come banca delle ore, telelavoro, part time, programmi locali
dei tempi e degli orari, ecc.;

Peccato che poi le decisioni le prendono uomini messi al comando di aziende.

E’ di qualche giorno fa una delibera (n. 314 Dl 16.03.2011) della ASL di Pescara, dove il 78% del personale è costituito da donne, con la quale a decorrere dal 14 Aprile saranno revocati tutti i part time concessi antecedentemente al 25.06.2008. Va precisato che il 99% dei part time è usufruito da donne! La delibera in questione è piuttosto articolata con un’interpretazione unilaterale e di parte, delle norme alle quali si fa riferimento come ad esempio quando si parla dell’art.12bis comma 1,2,3 del DLgs n.61/2000 che non dice, come
affermato dall’Ufficio Gestione Risorse umane della ASL Pescarese, che il part time può essere concesso solo ai lavoratori affetti da patologie oncologiche o con figli di età non superiore agli anni tredici, ma afferma che questi hanno diritto di priorità nella concessione. Come si fa ad affermare che la richiesta di trasformare il rapporto di lavoro in part time è limitata solo in quei casi? Allora è vero che non siamo in Italia!

Leggiamo in questi giorni che il personale infermieristico in questa regione è in esubero rispetto ad altre regioni! Ci risiamo, ci paragonano a quelle regioni che le leggi sul riordino della sanità le hanno applicate nei tempi giusti e nei dovuti modi, il cui personale di assistenza è governato dai dirigenti infermieristici all’uopo formati, con tanto di contratto da dirigenti!

Invece a Pescara tre anni fa la precedente amministrazione della ASL supportata dai politici allora a capo della città, con la benedizione di alcuni sindacati ha abolito il Servizio Infermieristico! E perché allora i paragoni non furono fatti? Dottoressa Baraldi nonostante faccia un tifo spasmodico per Lei inizio a pensare che l’opportunità di farsi clonare
almeno in una decina di esemplari sia l’unica soluzione per riportarci al passo con i tempi!

Lo sappiamo che siamo in esubero ma le spiegazioni vanno richieste a chi in questa regione ha fatto svolgere corsi per operatori di supporto (anche per specializzarli) senza averli mai messi nelle piante organiche e quindi non averli mai assunti! I compiti che sono degli operatori di supporto vengono in questa regione svolti dagli infermieri, diciamo magari che svolgono attività improprie piuttosto che dire che sono in esubero. E se sono in esubero poi qualcuno ci deve spiegare perché in una unità di Medicina con 40 malati ci sono solo due infermieri?

Allora cosa si pensa per risolvere i problemi della carenza infermieristica nella ASL di Pescara? Aboliamo tutti i part time e rimangono solo quelli che hanno figli inferiori a 13 anni,che sono malati oncologici, o in presenza di familiari ammalati terminali, in questo modo avremmo più personale presente.

Non siamo in ITALIA.

Gianna De Amicis

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