Primo Maggio – impegno raddoppiato

Anni questi d’incertezza, nei quali abbiamo dovuto intergrare nel nostro lessico troppi vocaboli senza speranza per il futuro del lavoro e dei lavoratori. Precarietà, mobilità, contratti a progetto, nel resto d’europa sono il segno di una nuova vitalità del lavoro, dai noi sono diventati il mefitico lascito alle nuove generazioni. Quest’anno l’UGL ha scelto di festeggiare il Primo Maggio a Campobasso, per rivendicare l’identità e la forza di quei lavoratori dimenticati dal governo nazionale e svantaggiati per il solo accidenti di essere nati al sud di qualcuno o qualcosa. Presenti con una nostra delegazione, con una nutrita rappresentata di lavoratori multietnica, a ribadire che il lavoro non ha colore e certo non può avere quello rosso del sangue di coloro che vengono sfruttati fino a morire nel tentativo di guadagnarsi onestamente il suo posto al sole. Non ci siamo fermati qui, oltre alla mera rappresentanza numerica e decisi a rivendicare i sacrifici che spesso i lavoratori compiono ogni giorno nel silenzio di una dignità che nessun datore di lavoro ha il diritto di ledere, a Pescara abbiamo consegnato il premio “Lavoratore Ideale”.
Raddoppiare il nostro impegno è per noi l’unico viatico per vincere la sfida del lavoro.

Ma l’Abruzzo e Pescara sono in Italia?

 

Solo due mesi fa e precisamente il 13 Febbraio sono scese in piazza migliaia di donne al grido “se non ora quando” ed io come rappresentante delle tantissime lavoratrici avevo dissentito da quella manifestazione definendola strumentale.

Oggi quando l’ASL di Pescara decide di penalizzare ancora una volta le donne che lavorano, mi chiedo, dove sono quelle donne che con incarichi istituzionali erano in piazza a blaterare discorsi retorici senza minime proposte ed anche quelle che non erano in piazza ma che si ergono a difensori delle migliaia di donne che lavorano e che ci presentano “Italia 2020 – Programma di azioni per l’inclusione delle donne nel mercato del lavoro”, tra le cui righe si legge: sostegno a modalità di prestazione di lavoro e tipologie contrattuali facilitanti (o family friendly) come banca delle ore, telelavoro, part time, programmi locali
dei tempi e degli orari, ecc.;

Peccato che poi le decisioni le prendono uomini messi al comando di aziende.

E’ di qualche giorno fa una delibera (n. 314 Dl 16.03.2011) della ASL di Pescara, dove il 78% del personale è costituito da donne, con la quale a decorrere dal 14 Aprile saranno revocati tutti i part time concessi antecedentemente al 25.06.2008. Va precisato che il 99% dei part time è usufruito da donne! La delibera in questione è piuttosto articolata con un’interpretazione unilaterale e di parte, delle norme alle quali si fa riferimento come ad esempio quando si parla dell’art.12bis comma 1,2,3 del DLgs n.61/2000 che non dice, come
affermato dall’Ufficio Gestione Risorse umane della ASL Pescarese, che il part time può essere concesso solo ai lavoratori affetti da patologie oncologiche o con figli di età non superiore agli anni tredici, ma afferma che questi hanno diritto di priorità nella concessione. Come si fa ad affermare che la richiesta di trasformare il rapporto di lavoro in part time è limitata solo in quei casi? Allora è vero che non siamo in Italia!

Leggiamo in questi giorni che il personale infermieristico in questa regione è in esubero rispetto ad altre regioni! Ci risiamo, ci paragonano a quelle regioni che le leggi sul riordino della sanità le hanno applicate nei tempi giusti e nei dovuti modi, il cui personale di assistenza è governato dai dirigenti infermieristici all’uopo formati, con tanto di contratto da dirigenti!

Invece a Pescara tre anni fa la precedente amministrazione della ASL supportata dai politici allora a capo della città, con la benedizione di alcuni sindacati ha abolito il Servizio Infermieristico! E perché allora i paragoni non furono fatti? Dottoressa Baraldi nonostante faccia un tifo spasmodico per Lei inizio a pensare che l’opportunità di farsi clonare
almeno in una decina di esemplari sia l’unica soluzione per riportarci al passo con i tempi!

Lo sappiamo che siamo in esubero ma le spiegazioni vanno richieste a chi in questa regione ha fatto svolgere corsi per operatori di supporto (anche per specializzarli) senza averli mai messi nelle piante organiche e quindi non averli mai assunti! I compiti che sono degli operatori di supporto vengono in questa regione svolti dagli infermieri, diciamo magari che svolgono attività improprie piuttosto che dire che sono in esubero. E se sono in esubero poi qualcuno ci deve spiegare perché in una unità di Medicina con 40 malati ci sono solo due infermieri?

Allora cosa si pensa per risolvere i problemi della carenza infermieristica nella ASL di Pescara? Aboliamo tutti i part time e rimangono solo quelli che hanno figli inferiori a 13 anni,che sono malati oncologici, o in presenza di familiari ammalati terminali, in questo modo avremmo più personale presente.

Non siamo in ITALIA.

Gianna De Amicis

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60° anniversario Cisnal-Ugl, sempre dalla parte dei lavoratori

                                                                                                                                                                                                                                                                60 anni di storia sempre al fianco dei lavoratori: l’Ugl li ricorda il 24 marzo a Napoli, alla Mostra d’Oltremare (Auditorium Mediterraneo), dove dalle 16.00 alle 18.00 con una importante manifestazione chiude le celebrazioni per il 60° anniversario della fondazione della Cisnal-Ugl.

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Arcolaio d’Argento

“Un riconoscimento per le donne abruzzesi che si distinguono nel mondo del lavoro”, con queste parole del Segretario Confederale Geremia Mancini, si è aperta questa edizione del Premio “L’Arcolaio d’Argento”.
Alla cerimonia sono intervenute anche la consigliera comunale alle Pari Opportunità Daniela Arcieri che ha ricordato come l’arcolaio, strumento con cui si riparavano le matasse, continui idealmente a tessere quel filo che le donne sono cosi abili da non far mai spezzare dividendosi tra il lavoro fuori e dentro la propria casa. Il segretario provinciale Ugl Pescara Gianna De Amicis, nel suo intervento ha ricordato che ”benché ci sia una legge del 1977 che riconosce l’importanza della parità nel lavoro tra uomo e donna, dopo 34 anni la realtà di tutti i giorni è che le donne faticano ancora a farsi strada nel mondo del lavoro. La nostra condizione di moglie, madre e spesso figlia,  ci porta ad avere spesso responsabilità diverse, che fanno dubitare un mondo controllato da uomini, della nostra capacità di gestire i nostri molteplici impegni.”
Una giornata per celebrale le molte donne impegnate anche nel sindacato, per ricordare che c’è un universo al femminile che non ringraziamo mai abbastanza.

Qualcuno ha notato che Capacità, Competenza e Cultura sono tutti termini “femminili”.

Da anni le agenzie statistiche riportano gli stessi dati. L’occupazione femminile in Italia è solo del 45,1% (Germania 60,2%- Francia 57,8%- Spagna 48,4% – Svezia 71,6%- Danimarca 72,8%) . i dati più recenti dell’Unione Europea mostrano che le donne guadagnano in media il 18% meno degli uomini, un divario che persiste nonostante sforzi fatti per eliminarlo. In generale il livello di partecipazione al mercato del lavoro è tra i più bassi d’Europa solo Malta e l’Ungheria presentano un livello di partecipazione inferiore a quello italiano. Si caratterizza l’Italia dal livello Europea non solo per una maggiore rigidità del mercato del lavoro ma anche per il fort gap di genere nel lavoro domestico e di cura. Se si considera la popolazione adulta (età compresa tra 20 e 74 anni) ,in Italia, in un giorno medio le donne dedicano al lavoro familiare 5h20’ più di tutte le donne europee e al meridione c’è un ulteriore incremento del tempo dedicato al lavoro in casa. Il gap di genere aumenta nel nostro Paese anche prendendo in considerazione ulteriori parametri che caratterizzano l’impegno all’interno della famiglia, motivo per il quale il ricorso al part time non aumenta l’occupazione femminile. Lo scarso sviluppo di politiche familiari è riconducibile al ricorso alle reti di solidarietà familiare e generazionale. La rete parentale ha dovuto sopperire alle carenze del sistema parenterale ma negli ultimi tempi la semplificazione dei nuclei familiari dovuti in parte a processi demografici che rendono urgenti misure politiche direttamente orientate al nucleo familiare.

Il nostro territorio provinciale soffre di disoccupazione femminile che nell’anno 2009 è stato il doppio di quello maschile: l’11,2% contro il 5.7%. Una percentuale questa che indica le persone che attivamente cercano un impiego senza trovarlo.

Esaminiamo ora molto brevemente il tasso di inattività provinciale. Una misura che indica le persone residenti in un territorio che non lavorano, anche per scelta (comprende infatti studenti e casalinghe) vede i maschi al 24.8%, le femmine al 50.1%: anche qui, quindi, il dato femminile corrisponde alla metà di quello maschile. Valori questi che indicano che l’occupazione femminile nel territorio della Provincia di Pescara è in grave sofferenza. Crisi o non crisi, c’è bisogno di una azione di rilancio e di valorizzazione.

Ben vengano iniziative come quelle promosse dai servizi per l’Impiego della Provincia di Pescara che si propongono di costituire un punto di riferimento sul territorio per tutto quello che concerne la problematica lavorativa delle donne. Il recente percorso formativo gratuito per la formazione di Assistenti Familiari, costituisce un esempio di politica sociale attiva

In questi ultimi giorni vivace il dibattito che vede protagoniste le donne nel bene e nel male si è passati da una immagine della “donna merce” a portare in Parlamento la proposta che introduce quote rosa a all’interno delle società quotate in borsa. Perché ora?.

Anche il Parlamento Europeo per una intera settimana si è occupato della merceficazione del corpo e di stipendi bassi. All’improvviso ci si è ricordati che le donne in Italia non hanno pari opportunità?  E’ necessario che proprio le donne, mostrino una correttezza intellettuale che forse manca a gran parte della nostra classe dirigente. Una rivoluzione intellettuale e culturale è necessaria, indispensabile se non si vuol cadere nella facile dicotomia donna-sesso-potere. Dobbiamo essere testimoni, nella politica, sul posto di lavoro e tra le mura domestiche, di valori positivi. Trasmetterli in maniera attiva, con l’esempio. Non ci sono cattivi giovani, ci sono cattivi maestri.

La questione delle “quote rosa” è strumentalizzazione politica. Ennesimo tentativo di regolare per legge un atteggiamento culturale. Dobbiamo rivendicare, non la disparità di trattamento rispetto agli uomini, ma uguaglianza. Il principio del “miglior uomo per quel posto”, deve essere sostituito da un più corretto “il miglior candidato per quel posto”. C’è molto da fare in Italia. Le donne devono rivendicare le stesse opportunità degli uomini, non scorciatoie rosa. Ho la fortuna di poter portare qui, alla vostra attenzione un caso personale. Ho una figlia che presto partirà al seguito delle nostro Forze Armate impegnate nelle missioni di pace all’estero. Partirà non perché  una donna. Andrà in missione perché è il miglior candidato per quel lavoro.

Eppure è stata necessaria una legge (n. 903 del 9.12.1977) perché nel mondo del lavoro non ci fosse discriminazione. Dopo 34 anni dalla legge nella realtà di tutti i giorni le donne faticano ancora molto a farsi strada nel mondo del lavoro. La nostra condizione di moglie, madre e spesso figlia ci porta ad avere spesso responsabilità diverse, che fanno dubitare un mondo controllato da uomini, della nostra capacità di gestire i nostri molteplici impegni.

Abbiamo dovuto attendere quasi quarant’anni perché una direttiva sanzionasse i datori di lavori che discriminano le lavoratrici, solo perché forse un giorno potrebbero diventare mamme. Facciamo più fatica ad affermarci perché il nostro Paese non è a misura della famiglia. Mancano quegli strumenti che ci consentono ad esempio, di avere asili nido nei  posti di lavoro, di avere flessibilità nel lavoro, di avere la possibilità di assistere gli anziani. Invece la nostra classe dirigente, la stessa che ora si è ricordata dell’universo femminile che lavora seriamente e non balla sui tavoli modificando  termini pensionistici per le donne. Imponendo il diktat: “dobbiamo allinearci all’Europa”. Vorrei che fossimo in Europa davvero. Sapete cosa accade in Germania per il pensionamento delle donne?

Per ogni bambino vengono conteggiati 3 anni del cosiddetto ‘periodo per l’educazione dei figli.’. Questi anni vengono valutati al come se la donna avesse lavorato per tutto il tempo. Con 2 figli è già sufficiente a raggiungere il requisito minimo per avere diritto alla pensione, che è di 5 anni.

Quando si accettano le quote rosa come fossimo indiani da confinare nella riserva, capitoliamo difronte alla intelligenza , alla capacità, alla competenza alla cultura,  che non hanno sesso.

Rinnovo in questa sede l’impegno del sindacato che mi ha eletta segretaria provinciale per far emergere quelle sacche di lavoro nero che proprio nell’ambito dell’assistenza familiare trovano terreno fertile.
Non faremo certo mancare mai l’aiuto concreto alle famiglie che hanno in carico l’assistenza di un proprio caro non autosufficiente.
A quei cittadini che nel lavoro non trovano una ragione di riscatto sociale, ricordo che non esiste peggiore schiavitù che quella che passa attraverso lo sfruttamento della persona, per combattere questo non esiterò mai a schierare la nostra UTL in prima linea.

SEGRETARIO PROVINCIALE UGL PESCARA

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La nostra WebTv

La nostra ultima iniziativa. Frutto della partecipazione all’attività sindacale di valenti collaboratori, l’UTL di Pescara ha messo in campo un ulteriore strumento di comunicazione rivolto non solo ai nostri iscritti, ma a tutti coloro interessati ad approfondire le tematiche sindacali. Un filo diretto che permetterà di vivere in prima persona gli eventi che vedono coinvolta la nostra organizzazione sindacale, una finestra sul mondo del sindacalismo, sulle tematiche sociali, sul nostro impegno.
Un rinnovato slancio, nei prossimi giorni ci vedrà  coinvolti nel Premio “Arcolaio D’Argento” terrà a battesimo la prima trasmissione in diretta di questo neonato canale d’informazione.

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Il Segretario incontra…

…gli iscritti della Polizia Penitenziaria. Non ultimo, tra i molti incontri che negli ultimi mesi, hanno visto impegnato il Segretario Provinciale Gianna De Amicis. Ascoltare le istanze della base, per rendere più efficace l’attività dell’UGL sul territorio, questo lo scopo che anima le riunioni dei nostri iscritti. In questa occasione alla dott.ssa De Amicis è stata offerta in dono una medaglia commemorativa coniata in occasione del centonovantesimo anniversario della Polizia Penitenziaria. In effige possiamo notare lo stemma araldico del Corpo. L’argento del campo e l’azzurro delle fiamme, sono i colori tradizionali del Corpo. La fiamma rappresenta la speranza del recupero nella società della persona in espiazione della pena. La fascia diminuita di rosso, ricorda il sangue versato dalle donne e dagli uomini del corpo.
La serata si è conclusa, con la reciproca e manifesta soddisfazione di tutti. Con l’augurio di incontrarsi presto, a difesa dei diritti dei lavoratori, ovunque essi vengano violati.

Arcolaio d’Argento 2011

Torna la manifestazione promossa dall’UGL sul territorio abruzzese.
Saranno consegnati il prossimo 12 Marzo premi alle donne abruzzesi, che si sono distinte per i loro successi e per il loro impegno nella difesa e nella promozione delle pari opportunità. E’ ferma intenzione della nostra Organizzazione Sindacale ribadire atrtaverso questa manifestazione, il bisogno di  lasciare spazio alle donne specialmente nel settore pubblico e istituzionale. Senza dimenticare le difficoltà che tutt’ora molte donne incontrano nel loro percorso di affermazione personale.

“Quando ci si rispetta, si è orgogliose di sè e si ha una propria dignità, non c´è sesso o legge che possa ostacolare una donna nell´affermazione di sè stessa”. 

Vogliamo condividere con vuoi questo pensiero e proiettarlo fin d’ora oltre la celebrazione del premio, sperando che questo seme attecchisca e dia frutto.

Pescara: Amministratori e Discriminazione

“La discriminazione è il trattamento non paritario attuato nei confronti di un individuo o un gruppo di individui in virtù della loro appartenenza ad una particolare categoria”
L’UGL non è stata chiamata al tavolo istituzionale per la discussione del Bilancio al Comune di Pescara motivo per il quale come Segretario della Unione Territoriale, che rappresenta l’UGL sul territorio di Pescara e Provincia ho sollecitato un incontro urgente con il Sindaco al quale richiedere le dovute spiegazioni. L’episodio si collegava, alle mancate risposte che l’UGL aveva sollecitato su argomenti quali: le cooperative di servizio, gli Istituti di Vigilanza, la Sanità. Nonostante si sarebbe potuto ipotizzare una condotta antisindacale (art.28 L.300/70), ho scelto la strada del dialogo.
La reazione alla mia richiesta è stata assolutamente scomposta, da parte della segreteria del Sindaco. Nel contattarmi è stato utilizzato un approccio verbale tutt’altro che cordiale, del tutto fuori luogo. E’ stata persa un’occasione per mostrare un volto più umano e meno arrogante. Non dimentichiamo che costoro rappresentano il biglietto da visita della Casa dei Cittadini.
L’assessore Seccia mi ha raggiunto telefonicamente, in serata fissando un incontro per chiarire le ragioni della mancata convocazione.
All’incontro ho partecipato accompagnata dall’addetto stampa della segreteria pescarese. Ho chiarito che le relazioni sindacali hanno regole precise, tutte le sigle devono essere convocate ai tavoli istituzionali, pena l’accusa di discriminazione, si è discusso del Bilancio.
I tagli che l’amministrazione ha effettuato sui servizi sociali: l’aumento delle rette degli asili e di altri servizi, di fatto mettono le mani nelle tasche dei cittadini. Pur comprendendo il momento economico, reso ancora più difficile dalle spese fuori bilancio che la precedente amministrazione ha lasciato in eredità, i tagli devono riguardare il contenimento della spesa dell’amministrazione. Una diminuzione netta dei gettoni di presenza, delle indennità del consiglio comunale, delle consulenze. Senza parlare di alcune spese quali quelle telefoniche, quelle di cancelleria. Acquisti che potrebbero essere effettuati, così come fanno altri comuni, attraverso l’istituto delle aste online che comporterebbero una sostanziale diminuzione delle spese oltre ad una trasparenza dovuta.
Abbiamo certo altre proposte per contenere ad esempio l’aumento delle rette degli asili. Di fatto non corrispondono ad un servizio che soddisfa la cittadinanza. Negli asili comunali ci sono le liste di attesa, allora perché non accelerare la messa in opera degli asili aziendali, i cui fondi sono già stati stanziati?
Martedì alle ore 12.30 incontrerò il Sindaco Albore Mascia insieme ad alcuni rappresentanti di categoria: per il Terziario Luigi Castiglione, per i Trasporti Gabriele D’Aloisio per il Sociale Lucia Malzone. Sarà l’occasione per presentare le nostre proposte.

Gianna De Amicis

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PERCHE’ IO NON C’ERO

 

Domenica 13 febbraio in molte città italiane le donne sono scese in piazza al grido “se non ora quando”.
Ma io Gianna De Amicis, Segretario Provinciale UGL, eletta alla guida di un Sindacato da un’assemblea composta in grande maggioranza da uomini e soprattutto subentrando ad un Segretario quale Geremia Mancini popolarissimo sul territorio e con un grande carisma, ho deciso di non partecipare.
Qualcuna delle tante donne che oggi ricoprono cariche importanti nella vita pubblica ed anche nel Sindacato mi deve spiegare: perché ora?
Cerchiamo di essere intellettualmente oneste: sarebbe giusto che le donne rivendicassero anni, troppi, di disparità di trattamento rispetto agli uomini, ma l’occasione la troviamo perché il Presidente del Consiglio, con i suoi denari, paga la compagnia di ragazze che hanno scelto di avere quel ruolo che non sono certamente costrette?
Ritengo che le donne di questo Paese debbano riflettere sul ruolo educativo che la famiglia dovrebbe avere, essere testimoni verso i giovani di valori positivi.

Non ci sono cattivi giovani, ci sono cattivi adulti!
È mia convinzione che, in questo frangente, parte della politica ha voluto strumentalizzare l’intervento delle donne per ottenere quello che loro non sono riusciti a fare.
All’improvviso ci si è ricordati che le donne in Italia non hanno pari opportunità che l’occupazione femminile in Italia è solo del 45,1% (Germania 60,2%- Francia 57,8%- Spagna 48,4% – Svezia 71,6%- Danimarca 72,8%) .
Bisogna avere i piedi per terra e ben fermi molto c’è da fare in Italia affinchè le donne abbiano le stesse opportunità nella vita di tutti i giorni. Basti pensare che è stata necessaria una legge (n. 903 del 9.12.1977) perché nel mondo del lavoro non ci fosse discriminazione. Dopo 34 anni dalla legge nella realtà di tutti i giorni le donne faticano ancora molto a farsi strada nel mondo del lavoro : quando non siamo mogli, madri, siamo figlie, nipoti e siamo posizionati, in quanto donne, con responsabilità diverse nella vita di tutti i giorni.

La diversità di genere è soprattutto un fatto culturale nel nostro Paese che viene da lontano.
Il Presidente del Consiglio Francesco Crispi nell’esprimere la sua posizione per il voto politico alle donne nel 1877 affermò “la riforma, estranea ai costumi della famiglia e all’educazione, non sarebbe stata accettata da gran parte dell’opinione pubblica” , ed anche l’avvento di Giolitti non mutò l’idea di dare voce alle donne che affermò “sarebbe stato un salto nel buio”.
Solo nel 1919 la legge “disposizione sulla capacità giuridica della donna” abolisce l’autorizzazione maritale e nell’art. 7 le donne erano ammesse a pari titolo degli uomini ad esercitare tutte le professioni ed a coprire tutti gli impieghi pubblici e successivamente nel 1920 alle donne veniva detto no alla magistratura, no alla carriera militare, no alle carriere direttive nello Stato.
E facendo un doppio salto mortale nel tempo, solo nel 1968 l’adulterio non fu più considerato reato!
Nel 1984 l’on. Elena Marinucci fu chiamata a presiedere la commissione Pari Opportunità e oggi in gran parte dei posti di lavoro si esprime la rappresentanza delle pari opportunità , ed è dei giorni nostri il recepimento della Direttiva 54 con la quale si sanzionano i datori di lavoro che discriminano le lavoratrici. Se tutto questo deve essere fatto forse è tanto altro che deve essere fatto.
Facciamo più fatica a raggiungere certe posizioni perché il nostro Paese non è a misura della famiglia non ci sono messe a disposizioni strumenti che ci consentono per esempio di avere asili nido nei posti di lavoro, di avere flessibilità del lavoro, di avere la possibilità di assistere gli anziani. Di contrasto però si modificano i termini della pensione per le donne perché “dobbiamo allinearci all’Europa” ma qualcuno si è chiesto perché in Germania, che credo sia ancora Europa , per il pensionamento delle donne:
per ogni bambino vengono conteggiati 3 anni del cosiddetto ‘periodo per l’educazione dei figli.’. Questi anni vengono valutati  come se la donna avesse lavorato per tutto il tempo. Con 2 figli è già sufficiente a raggiungere il requisito minimo per avere diritto alla pensione, che è di 5 anni.? perchè quelle che oggi erano in piazza nulla hanno detto, perchè non si sono mobilitate, perchè non hanno fatto sentire la loro voce?
Quando si accettano le quote rosa come fossimo indiani da confinare nella riserva, capitoliamo difronte alla intelligenza , alla capacità, alla competenza alla cultura, che non hanno sesso.
Invece di andare in piazza strumentalizzate da chi non ha abbastanza forza per raggiungere certi obiettivi, perché le donne che peraltro hanno sensibilità diverse dagli uomini e quindi un valore aggiunto da mettere a disposizione, al di la delle loro appartenenze politiche non si uniscono in un progetto comune, da proporre al Paese?

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