feb 11
13
PERCHE’ IO NON C’ERO
Domenica 13 febbraio in molte città italiane le donne sono scese in piazza al grido “se non ora quando”.
Ma io Gianna De Amicis, Segretario Provinciale UGL, eletta alla guida di un Sindacato da un’assemblea composta in grande maggioranza da uomini e soprattutto subentrando ad un Segretario quale Geremia Mancini popolarissimo sul territorio e con un grande carisma, ho deciso di non partecipare.
Qualcuna delle tante donne che oggi ricoprono cariche importanti nella vita pubblica ed anche nel Sindacato mi deve spiegare: perché ora?
Cerchiamo di essere intellettualmente oneste: sarebbe giusto che le donne rivendicassero anni, troppi, di disparità di trattamento rispetto agli uomini, ma l’occasione la troviamo perché il Presidente del Consiglio, con i suoi denari, paga la compagnia di ragazze che hanno scelto di avere quel ruolo che non sono certamente costrette?
Ritengo che le donne di questo Paese debbano riflettere sul ruolo educativo che la famiglia dovrebbe avere, essere testimoni verso i giovani di valori positivi.
Non ci sono cattivi giovani, ci sono cattivi adulti!
È mia convinzione che, in questo frangente, parte della politica ha voluto strumentalizzare l’intervento delle donne per ottenere quello che loro non sono riusciti a fare.
All’improvviso ci si è ricordati che le donne in Italia non hanno pari opportunità che l’occupazione femminile in Italia è solo del 45,1% (Germania 60,2%- Francia 57,8%- Spagna 48,4% – Svezia 71,6%- Danimarca 72,8%) .
Bisogna avere i piedi per terra e ben fermi molto c’è da fare in Italia affinchè le donne abbiano le stesse opportunità nella vita di tutti i giorni. Basti pensare che è stata necessaria una legge (n. 903 del 9.12.1977) perché nel mondo del lavoro non ci fosse discriminazione. Dopo 34 anni dalla legge nella realtà di tutti i giorni le donne faticano ancora molto a farsi strada nel mondo del lavoro : quando non siamo mogli, madri, siamo figlie, nipoti e siamo posizionati, in quanto donne, con responsabilità diverse nella vita di tutti i giorni.
La diversità di genere è soprattutto un fatto culturale nel nostro Paese che viene da lontano.
Il Presidente del Consiglio Francesco Crispi nell’esprimere la sua posizione per il voto politico alle donne nel 1877 affermò “la riforma, estranea ai costumi della famiglia e all’educazione, non sarebbe stata accettata da gran parte dell’opinione pubblica” , ed anche l’avvento di Giolitti non mutò l’idea di dare voce alle donne che affermò “sarebbe stato un salto nel buio”.
Solo nel 1919 la legge “disposizione sulla capacità giuridica della donna” abolisce l’autorizzazione maritale e nell’art. 7 le donne erano ammesse a pari titolo degli uomini ad esercitare tutte le professioni ed a coprire tutti gli impieghi pubblici e successivamente nel 1920 alle donne veniva detto no alla magistratura, no alla carriera militare, no alle carriere direttive nello Stato.
E facendo un doppio salto mortale nel tempo, solo nel 1968 l’adulterio non fu più considerato reato!
Nel 1984 l’on. Elena Marinucci fu chiamata a presiedere la commissione Pari Opportunità e oggi in gran parte dei posti di lavoro si esprime la rappresentanza delle pari opportunità , ed è dei giorni nostri il recepimento della Direttiva 54 con la quale si sanzionano i datori di lavoro che discriminano le lavoratrici. Se tutto questo deve essere fatto forse è tanto altro che deve essere fatto.
Facciamo più fatica a raggiungere certe posizioni perché il nostro Paese non è a misura della famiglia non ci sono messe a disposizioni strumenti che ci consentono per esempio di avere asili nido nei posti di lavoro, di avere flessibilità del lavoro, di avere la possibilità di assistere gli anziani. Di contrasto però si modificano i termini della pensione per le donne perché “dobbiamo allinearci all’Europa” ma qualcuno si è chiesto perché in Germania, che credo sia ancora Europa , per il pensionamento delle donne:
per ogni bambino vengono conteggiati 3 anni del cosiddetto ‘periodo per l’educazione dei figli.’. Questi anni vengono valutati come se la donna avesse lavorato per tutto il tempo. Con 2 figli è già sufficiente a raggiungere il requisito minimo per avere diritto alla pensione, che è di 5 anni.? perchè quelle che oggi erano in piazza nulla hanno detto, perchè non si sono mobilitate, perchè non hanno fatto sentire la loro voce?
Quando si accettano le quote rosa come fossimo indiani da confinare nella riserva, capitoliamo difronte alla intelligenza , alla capacità, alla competenza alla cultura, che non hanno sesso.
Invece di andare in piazza strumentalizzate da chi non ha abbastanza forza per raggiungere certi obiettivi, perché le donne che peraltro hanno sensibilità diverse dagli uomini e quindi un valore aggiunto da mettere a disposizione, al di la delle loro appartenenze politiche non si uniscono in un progetto comune, da proporre al Paese?
